Blog RevivaGolf

Dolore al ginocchio nel golf e da dove nasce davvero

Mani appoggiate sul ginocchio dolorante di un uomo in piedi

Se il dolore ti sta cambiando il modo di giocare, la prima valutazione con me è gratuita. La trovi in fondo alla pagina: ci sentiamo, mi racconti come stai e ti dico con onestà se posso esserti utile.

In breve. Nel golf il ginocchio guida fa da perno decine di volte a giro. Quando il torace e l’anca non ruotano abbastanza, la rotazione se la prende lui, e a pagare sono tendini, legamenti e cartilagine invece della muscolatura.

Del mal di schiena del golfista parlano tutti. Del ginocchio quasi nessuno, e intanto è il secondo dolore che mi sento raccontare dai clienti che seguo in Algarve.

Arriva così: una fitta sul lato interno quando carichi il colpo, un fastidio sordo dopo il giro, il ginocchio che «cede» un attimo scendendo dal green in pendenza. E fuori dal campo, il segnale che pesa di più: le scale.

Ti dico dove nasce quasi sempre, perché la risposta sta a mezzo metro di distanza dal punto che duole.

Le tue due ginocchia fanno due mestieri diversi

Nello swing lavorano in modo asimmetrico, e questa è la prima cosa da avere chiara.

Se giochi da destro, il sinistro fa da perno. Nel backswing regge il caricamento, e nella discesa deve accettare che il bacino gli ruoti sopra mentre lui resta saldo. Il destro spinge e accompagna.

Un ginocchio che fa da perno decine di volte a giro, per anni, ha bisogno di due cose: una muscolatura che lo circonda e lo tiene, e un’anca sopra che ruoti davvero. Quando una delle due manca, il carico finisce sulle strutture meno adatte a reggerlo, cioè tendini, legamenti e cartilagine.

L’errore che vedo più spesso non riguarda la gamba

Chi non riesce a ruotare col busto ruota col ginocchio.

Succede a chi ha il torace rigido o l’anca che non gira più come una volta. Il gesto del golf chiede rotazione, e il corpo la rotazione se la va a prendere dove riesce: se non la trova sopra, la scarica sotto.

Il ginocchio, che è un’articolazione fatta per piegarsi e distendersi molto più che per ruotare, si trova a fare un lavoro che non gli compete.

È lo stesso schema del mal di schiena, spostato di un piano. Quasi mai la parte che paga è quella che ha creato il problema.

Quanti giorni di gioco costa

Nello studio prospettico più ampio mai condotto su golfisti dilettanti, 910 partecipanti con età mediana di 60 anni, il ginocchio risulta il terzo distretto per giorni di gioco persi: poco più di due giorni all’anno per chi ne viene colpito, dietro alla zona lombare, che ne costa quasi sei, e alla spalla.

E c’è un dato raccolto qui vicino. In uno studio su 140 atleti durante un campionato in Portogallo, il ginocchio pesa per il 7,9% degli infortuni, in un quadro dove la zona lombare arriva al 27% e il polso al 22%.

Nello stesso studio prospettico compare un’altra cosa che riguarda parecchie persone dopo i sessanta: chi ha già l’artrosi ha quasi il doppio del rischio di farsi male. Un’articolazione che sopporta peggio il carico rotazionale parte svantaggiata, e i compensi le arrivano addosso prima.

Il sesto senso di cui nessuno ti ha parlato

La propriocezione la chiamo così: è la capacità del corpo di sapere dove si trova nello spazio senza bisogno di guardare.

Nel ginocchio conta il doppio. Sono i suoi stabilizzatori a decidere quanto l’articolazione regge la torsione e quanto assorbe un appoggio storto.

E il campo da golf, di appoggi storti, ne offre in continuazione: diciotto buche su terreno mosso, un dosso, il bordo di un bunker, la discesa bagnata dopo la pioggia.

Chi allena l’equilibrio insegna alle caviglie e alle ginocchia a reagire prima che il cervello ci pensi. Chi non lo allena si affida ai legamenti, che reagiscono dopo, e assorbono male.

Il bello è che si allena in salotto e costa poco tempo. Ti metti in piedi accanto a un mobile, sollevi un piede, tieni l’equilibrio sull’altra gamba: da dieci secondi si arriva a trenta, cinque volte per gamba.

Quando ci riesci senza esitare, togli la mano dall’appoggio, poi passa su un cuscino, e alla fine, se te la senti, chiudi gli occhi.

I segnali su cui non si tira avanti

Qui devo parlarti chiaro, perché il ginocchio perdona meno della schiena.

Un dolore muscolare che passa in due giorni fa parte del gioco. Quando invece il fastidio riguarda tendini, legamenti, cartilagine o l’articolazione stessa, insistere peggiora le cose, e il tempo in cui si può ancora sistemare senza interventi si accorcia.

I segnali che voglio sentirti dire alla prima chiamata sono tre: il ginocchio che si gonfia dopo il giro, il ginocchio che cede o si blocca, e il dolore che ti sei portato fuori dal campo. Se fare le scale è diventato un problema, il campo può aspettare una settimana.

Su queste cose non faccio diagnosi, perché non è il mio mestiere. Ti dico solo che vale una visita, e nel frattempo si lavora su tutto il resto del corpo.

Come lavoro io su questo

Il fisioterapista, l’osteopata e il massaggiatore ti mettono le mani sul punto che fa male, e fanno bene: è il loro mestiere. È come guardare dentro un monocolo, con la messa a fuoco tutta lì.

Io faccio un passo indietro e guardo l’intero corpo col grandangolo, perché su un ginocchio dolorante quasi sempre trovo qualcosa che parte dal piede o dall’anca.

Con Luca siamo partiti proprio dai piedi. Aveva un appoggio leggermente piatto e una camminata scorretta, e da lì abbiamo lavorato sulla propriocezione e sugli stabilizzatori di caviglia e ginocchio, costruendo un supporto muscolare attorno all’articolazione, senza trascurare la parte alta del corpo.

Il ginocchio ha smesso di fare male perché ha smesso di fare il lavoro di qualcun altro.

Sono Erika Zanella, chinesiologa: seguo golfisti in Algarve e alleno il corpo che esegue il gesto.

Il lavoro lo fai tu, con il tuo corpo. Io ti do i mezzi e ti guido a usarli, finché non ti servo più.

Luca, 69 anni. Quando ha cominciato aveva forti dolori alle ginocchia e il bacino rigido, e giocava ormai quasi sempre col buggy, perché camminare tutte le buche era diventato troppo faticoso. Dopo dieci mesi di lavoro su forza delle gambe, rotazione del busto e potenza, il suo drive è passato da circa 140 a circa 185 metri. Le sue parole: «Sono riuscito a camminare per tutte le 18 buche senza buggy. Non mi capitava da anni.»

Domande che mi fanno spesso

Ho l’artrosi al ginocchio. Devo smettere di giocare?

Quasi mai la risposta è smettere. Un’articolazione artrosica sopporta peggio il carico rotazionale, quindi va protetta con la muscolatura intorno e con una rotazione che torni a farsi sopra, all’anca e al torace. Il quadro va guardato caso per caso, insieme al tuo medico se serve.

Mi hanno consigliato la ginocchiera. Serve?

Nel momento acuto può aiutarti a finire il giro. Sul lungo periodo fa quello che fa il buggy con le gambe: ti regge, e intanto la muscolatura sotto si abitua a lavorare di meno. Meglio usarla per un periodo e costruire nel frattempo il supporto vero.

Perché mi fa male solo dopo, mai durante?

Perché durante il giro sei caldo e concentrato, e l’adrenalina copre parecchio. Il conto si presenta quando ti siedi in macchina. È il segnale tipico di un carico che l’articolazione assorbe male e smaltisce peggio.

Camminare le diciotto mi rovina le ginocchia?

Un ginocchio che fa male sotto carico va valutato prima di caricarlo, su questo nessuno sconto. Quello che vedo di solito, però, va nella direzione opposta: stare fermi indebolisce proprio la muscolatura che protegge l’articolazione. Si costruisce prima il supporto, poi si cammina.

Se il ginocchio ti sta cambiando il modo di giocare

La prima valutazione è gratuita e funziona così: guardo come ti muovi, come appoggi i piedi, dove il movimento si ferma, e ti dico con onestà se e come posso aiutarti.

Se vivi in Algarve vengo io da te. Ho base a Portimão e mi muovo in tutta la zona, e tu non devi organizzare niente.

Se vivi in Italia o altrove, lavoriamo online con lo stesso metodo che userei a casa tua.

Seguo poche persone alla volta, perché a ognuna voglio dedicare tempo vero. Lasciami i tuoi dati e ti richiamo io entro 24 ore.

← Torna al blog