Blog RevivaGolf
«Ho provato di tutto e il mal di schiena non passa»

Se il dolore ti sta cambiando il modo di giocare, la prima valutazione con me è gratuita. La trovi in fondo alla pagina: ci sentiamo, mi racconti come stai e ti dico con onestà se posso esserti utile.
In breve. Fisioterapia, osteopatia, farmaci e riposo agiscono sul sintomo, e il sollievo finisce con loro. Se il corpo che produce quel dolore resta uguale, la fitta torna al primo giro. Quello che di solito manca è l’allenamento mirato del corpo che esegue lo swing.
Questa frase me la sento dire quasi a ogni prima chiamata dei golfisti che seguo in Algarve, e di solito arriva con un elenco dietro.
Il fisioterapista, per mesi, due volte a settimana. L’osteopata, quello bravo, che il primo giorno ti rimette in piedi.
Gli antinfiammatori nel cassetto della sacca. Le lastre, la risonanza, l’ortopedico che ti dice di riposare.
Il macchinario costoso consigliato dal cognato. Il riposo di tre settimane, alla fine del quale il primo swing fa male come prima.
Chi arriva a me dopo un elenco così me lo dice con un tono che conosco bene: «tanto ormai non ci credo più».
Ti dico subito da che parte sto. Quella frustrazione è sensata, e i soldi spesi non li hai buttati per superficialità.
Nessuno di quei professionisti ha lavorato male
È il primo malinteso da togliere di mezzo, perché finché resta in piedi tutto il resto suona come un attacco ad altri professionisti, e non lo è.
Il fisioterapista, l’osteopata e il massaggiatore lavorano con le mani sul punto che duole. Il loro mestiere è esattamente quello, e su un dolore preciso lo fanno bene: sciolgono la contrattura, tolgono l’infiammazione, ti restituiscono la settimana.
Quando esci da lì stai meglio davvero, e non è un’impressione.
Il punto sta in cosa succede dopo. Il trattamento agisce sul sintomo e con il sintomo si esaurisce.
Il corpo che lo ha prodotto esce dallo studio identico a com’era entrato: stesse anche rigide, stesso centro debole, stessa camminata storta. Tre settimane di golf e la fitta ritrova la sua strada.
Ecco perché la spesa si ripete ogni anno e assomiglia sempre a quella dell’anno prima. In quella storia mancava un pezzo a monte, e nessuno te lo aveva mai proposto.
Il monocolo e il grandangolo
Uso sempre questa immagine, perché rende l’idea meglio di qualsiasi spiegazione tecnica.
Il trattamento manuale guarda dentro un monocolo. La messa a fuoco è perfetta, il campo strettissimo: c’è la tua quinta vertebra e nient’altro. Serve, e in certi momenti serve moltissimo.
Io faccio un passo indietro e monto il grandangolo. Guardo come cammini, come appoggi i piedi, quanto ruota l’anca destra e quanto la sinistra, dove il movimento si ferma e quale altra parte lo compensa.
Il pezzo che duole entra nell’inquadratura insieme a tutto il resto.
Quasi mai la zona che urla è quella che ha causato il guasto. Ed è questo il motivo per cui si possono passare anni a curare bene il punto sbagliato.
Un caso che spiega tutto
Una cliente conviveva da tempo con una lombosciatalgia. Si faceva massaggiare, provava gli allungamenti per la schiena, tornava a stare bene per qualche giorno e poi ripartiva da capo.
Guardandola muoversi ho notato una cosa che con la schiena non c’entrava: il piede sinistro, piatto e ruotato all’interno, operato anni prima e mai accompagnato da un plantare. Il ginocchio dello stesso lato aveva preso la forma di quell’appoggio storto.
La sua schiena era l’ultimo anello di una catena che partiva da terra. L’ho mandata da un podologo per il plantare, e nel frattempo abbiamo lavorato sul resto del corpo. Da lì il problema ha cominciato a sciogliersi.
Nessuno dei professionisti visti prima aveva sbagliato qualcosa. Guardavano dove faceva male, e il guasto stava a un metro di distanza.
Perché il riposo ti frega due volte
Nell’elenco c’è anche il consiglio più innocuo di tutti: fermati un po’.
Nell’immediato funziona, perché il dolore acuto si calma. Solo che stare fermi indebolisce proprio la muscolatura profonda che tiene su la schiena, e quella si perde in fretta dopo i cinquanta.
Quando torni a giocare, il gesto da reggere è lo stesso, e la struttura che lo regge è più debole di prima.
È la ragione per cui le linee guida internazionali sul mal di schiena cronico mettono il movimento specifico come prima cura e i farmaci dopo. Quello che decide l’esito è quale movimento si sceglie, e con che gradualità.
Cosa cambia nel lavoro che faccio io
Sono Erika Zanella, chinesiologa: lavoro sull’apparato locomotore, cioè sulla muscolatura che sostiene lo scheletro, e seguo golfisti a domicilio in tutto l’Algarve.
Rispetto a quell’elenco cambiano tre cose, in concreto.
Si parte da una valutazione fatta su di te. Prima visita: anamnesi, operazioni, traumi vecchi, e poi guardo come ti muovi e come appoggi. Se serve ti mando da un altro professionista, come ho fatto con la cliente del piede piatto. La scheda arriva dopo, e nasce da lì.
Ti alleni tu, con il tuo corpo. Nessuno ti mette le mani addosso. Fai esercizi calibrati sulla tua situazione, e li ripeti per settimane, perché la muscolatura si costruisce col tempo e in nessun altro modo.
Il traguardo è che tu non abbia più bisogno di me. Chi si affida solo alle mani di qualcuno resta legato a quelle mani. Il mio lavoro finisce quando sai farti il riscaldamento da solo, gestire le diciotto buche e allenarti due volte a settimana per mantenerti.
E una cosa non te la dirò mai: che faccio miracoli. La bacchetta magica non ce l’ho.
Se finora hai speso senza risultato, molto probabilmente non avevi ancora trovato la persona giusta per quel tipo di problema. Ci sta, e non è colpa tua: chi non è del settore non può sapere di che cosa ha bisogno.
Come faccio a sapere se stavolta è diverso
Te lo chiedi, ed è la domanda giusta da farsi dopo quell’elenco.
La risposta onesta è che la differenza si sente presto, da due segnali. Il primo: alla fine della valutazione devi aver capito qualcosa del tuo corpo che prima non sapevi, per esempio quale anca ruota meno e cosa succede alla schiena per rimediare.
Il secondo: devi sapere su cosa stai lavorando, esercizio per esercizio.
Un cliente arrivato da me pieno di sfiducia mi ha detto che ha ricominciato a crederci proprio lì, quando ha toccato con mano il lavoro che stava facendo. Faceva lui gli esercizi, capiva a che cosa servivano, e vedeva il corpo rispondere.
Un cliente di 62 anni, due ernie e una protrusione, conviveva col dolore da anni. Si è impegnato con gli esercizi a casa e ha seguito il percorso con costanza. Dopo un anno il dolore non si è più fatto sentire, il suo drive ha guadagnato venti metri, e oggi è autonomo: mi chiede solo un controllo online ogni tanto.
Domande che mi fanno spesso
Devo smettere di andare dal fisioterapista?
No, e in certi casi ti dico io di andarci. Su un dolore acuto la terapia manuale è quello che serve. Il lavoro che faccio io viene dopo, oppure accanto, e serve a non ricascarci.
Quanto ci vuole prima di capire se funziona?
Sulla mobilità qualche settimana, ed è la prima cosa che noti al mattino. Sulla forza e sulla tenuta la ricerca sui dosaggi parla di tre mesi, con tre sedute a settimana. Chi molla dopo tre settimane smette prima che il lavoro cominci a farsi sentire.
Ho più di settant’anni e due patologie. Per me è tardi?
Dipende dal quadro, e va guardato caso per caso. Ti dico solo che l’età da sola non è mai stata il motivo per cui ho detto di no a qualcuno: la muscolatura risponde all’allenamento a ogni età, magari più lentamente, però risponde.
E se anche stavolta non funziona?
Può succedere che il tuo problema non sia di mia competenza, e in quel caso te lo dico alla prima valutazione e ti indirizzo da chi serve. Preferisco perdere un cliente che aggiungere un’altra riga al tuo elenco.
Se vuoi capire cosa è rimasto fuori finora
La prima valutazione è gratuita e funziona così: guardo come ti muovi, come appoggi i piedi, dove il movimento si ferma, e ti dico con onestà se e come posso aiutarti.
Se vivi in Algarve vengo io da te. Ho base a Portimão e mi muovo in tutta la zona, e tu non devi organizzare niente.
Se vivi in Italia o altrove, lavoriamo online con lo stesso metodo che userei a casa tua.
Seguo poche persone alla volta, perché a ognuna voglio dedicare tempo vero. Lasciami i tuoi dati e ti richiamo io entro 24 ore.