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Golf e mal di schiena: perché ti fa male e da dove nasce davvero il dolore

Quasi tutti i golfisti che mi chiamano per un mal di schiena raccontano la stessa storia. Il dolore arriva sempre alla stessa buca, giro dopo giro. Si svegliano il giorno dopo rigidi come un pezzo di legno. E hanno già provato tutto: l’antidolorifico prima di uscire, qualche seduta di massaggi, settimane di riposo. Per un po’ molla la presa, poi la fitta torna puntuale al primo backswing.
Se ti ci ritrovi, voglio dirti subito una cosa che cambia tutto il modo di affrontare il problema: la schiena è quasi sempre l’ultimo anello di una catena che parte da lontano. Fa male a lei, ma il guasto nasce altrove. E finché si lavora solo dove senti la fitta, il dolore continua a tornare.
La schiena paga un conto che ha fatto qualcun altro
Lo swing del golf è una rotazione potente, che ripeti decine di volte in un giro. Per girare bene servono le anche mobili, un torace che gira e un core saldo. Quando una di queste parti si blocca, il corpo non rinuncia al movimento: lo prende da un’altra parte. Questo si chiama compensazione, ed è il cuore di quasi ogni mal di schiena che incontro.
Ti spiego con l’immagine che uso sempre coi miei clienti. Pensa a una noce: il guscio è la muscolatura, il gheriglio dentro è il tuo corpo. Se il guscio è solido, protegge. Se non alleni la muscolatura e non la tieni in ordine, il guscio si assottiglia e prima o poi il gheriglio si rompe. La zona lombare è la parte che cede per prima, perché la rotazione la sollecita più di ogni altra e perché si carica del lavoro che le anche e il bacino non sostengono più.
Non lo dico solo io. La ricerca sui golfisti con dolore lombare ha misurato in media dieci gradi in meno di rotazione interna dell’anca rispetto a chi gioca senza dolore (Murray et al., 2009). Tradotto: il movimento che manca all’anca, la schiena prova a recuperarlo girando più del dovuto. Per qualche anno regge. Poi presenta il conto.
Il tuo swing c’entra meno di quanto credi
Qui voglio essere chiara, perché è il malinteso più diffuso. La maggior parte pensa “ho mal di schiena perché swingo male” e corre a cambiare la tecnica. Ma uno studio del 2024 ha concluso che non esiste una prova solida che colleghi il mal di schiena a una cattiva tecnica di swing (Watson et al., Journal of Sports Sciences). Quello che conta è come si muove il tuo corpo prima ancora di eseguire il gesto.
Lo conferma anche chi studia il movimento dei golfisti ai massimi livelli: è il corpo a decidere fin dove può arrivare il tuo swing. Se l’anca non ruota, lo swing si adatta a quel limite, e da qualche parte qualcuno paga. Di solito la schiena.
Per questo il maestro di golf, che fa benissimo il suo lavoro sulla tecnica, a volte non basta da solo: può correggerti il movimento quanto vuole, ma se il problema parte dal corpo, il dolore resta lì. È un lavoro diverso, che si affianca al suo.
Perché il farmaco ti illude (e la fitta torna sempre)
L’antidolorifico funziona, su questo non ci piove. Ti toglie il dolore per qualche ora e ti regge fino alla fine del giro. Peccato che la sua azione duri poco e non tocchi la causa: spegne l’allarme, ma ciò che l’ha fatto scattare resta al suo posto. Appena l’effetto passa, il dolore riemerge, perché la struttura che dovrebbe sostenere il gesto del golf non è cambiata di un millimetro.
Vale lo stesso per il riposo prolungato. Sembra la cosa più sensata, e invece stare fermi indebolisce proprio i muscoli profondi che tengono in piedi la schiena. Ti fermi per non sentire dolore e, senza accorgertene, prepari il terreno al dolore successivo.
E non è una mia idea controcorrente: le principali linee guida internazionali sul mal di schiena cronico indicano il movimento specifico come prima cura, e i farmaci solo dopo. La medicina seria lo ripete da anni. Basta farlo nel modo giusto.
Lavorare sulla causa: cosa vuol dire davvero
Quando arrivi da me, la prima cosa che cerco è da dove nasce il dolore. Quasi sempre è lontano dal punto in cui lo senti. Faccio una valutazione posturale e un’anamnesi: guardo come ti muovi, come appoggi i piedi, come ruoti, dove il movimento si interrompe. La causa spesso salta fuori solo così, guardando tutto il corpo insieme.
Ti racconto un caso, senza nome. Una cliente conviveva da tempo con una lombosciatalgia. Si faceva massaggiare, provava gli allungamenti per la schiena, e niente cambiava. Guardandola muoversi ho notato il piede sinistro: piatto, ruotato all’interno, con il ginocchio che ne aveva preso la forma sbagliata. La schiena era solo l’ultima a lamentarsi di una catena che partiva da terra. L’ho mandata da un podologo per un plantare e abbiamo lavorato sul resto. Da lì il suo problema ha iniziato a sciogliersi.
Qui sta la differenza tra curare il sintomo e lavorare sulla causa. Il massaggio e la terapia manuale agiscono dove fa male, e fanno bene il loro mestiere su un dolore preciso. Il mio lavoro è un altro: allenare il tuo corpo perché torni a muoversi come deve, così il dolore non ha più motivo di ripresentarsi. Il lavoro lo fai tu, con il tuo corpo: io ti do i mezzi e ti guido a usarli, finché non diventi autonomo.
Se vuoi capire da dove nasce il tuo dolore
Se ti sei riconosciuto in questa storia, il primo passo è semplice e non ti costa niente: una valutazione gratuita. Ci sentiamo, mi racconti la tua situazione, ti faccio qualche domanda e ti dico con onestà se e come posso aiutarti. Senza impegno.
Se vivi in Algarve, vengo io a casa tua: con base a Portimão, mi muovo in tutta la zona e tu non devi pensare a niente.
Vivi fuori dall’Algarve? Ti seguo online
Il mal di schiena nel golf non guarda al codice postale, e nemmeno io. Se sei in Italia, in un altro Paese o in viaggio, lavoriamo online: la valutazione, le schede su misura, il controllo di come esegui gli esercizi e gli aggiustamenti lungo il percorso li portiamo avanti a distanza, con lo stesso metodo che userei a casa tua. Funziona già con chi vive lontano dal Portogallo. Vivere a chilometri da me non ti obbliga a tenerti il dolore.
Seguo poche persone alla volta, perché a ognuna voglio dedicare tempo e attenzione veri, quindi i posti sono limitati. Lasciami i tuoi dati e ti richiamo io entro 24 ore.
L’età non è una sentenza. Dietro quel dolore, quasi sempre, c’è un corpo che nessuno ti ha mai insegnato a tenere in ordine per il gesto che ami. E un corpo si può sempre rimettere a posto.