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Si può giocare a golf con l’ernia del disco?

Esercizio a terra per addome e bacino su un tappetino, a casa, per proteggere la schiena con l’ernia del disco

In breve. In molti casi sì, una volta esclusi con il medico i segnali d’allarme e a patto di preparare il corpo a reggere la rotazione dello swing. L’ernia che si vede in risonanza è frequente anche in chi non ha nessun dolore e spesso si riassorbe da sola. A decidere se tornerai in campo sono soprattutto le anche, i glutei e l’addome, cioè la struttura che protegge la schiena.

«Ho un’ernia. Devo smettere di giocare?»

È una delle domande che mi arrivano più spesso al telefono.

Chi me la fa di solito si è già dato una risposta, quasi sempre quella sbagliata. Gliel’ha suggerita un referto con una parola che spaventa, a volte un medico che per prudenza ha detto «per un po’ niente golf», più spesso l’amico del circolo che conosceva qualcuno che si era operato ed era rimasto fermo sei mesi.

Sono Erika Zanella, chinesiologa, e seguo golfisti over 50 a domicilio in Algarve. Di persone con un’ernia, a volte con due, ne alleno parecchie.

Ti racconto come la vedo io, con i dati che ci sono e con quello che osservo ogni settimana a casa dei miei clienti.

Un’ernia sul referto dice meno di quanto sembra

Nel 2015 una revisione pubblicata sull’American Journal of Neuroradiology ha raccolto 33 studi e oltre 3.100 risonanze fatte su persone senza alcun mal di schiena. La protrusione del disco, la forma di ernia più comune, compariva nel 36 % delle persone di cinquant’anni, nel 38 % di quelle di sessanta e nel 43 % di quelle di ottanta.

Tradotto sul campo: su dieci golfisti sessantenni che stanno benissimo e tirano dritto in mezzo al fairway, quasi quattro hanno una protrusione e non lo sanno.

Il dolore, quando c’è, è vero. Però la risonanza da sola non basta a spiegarlo, figuriamoci a dirti se potrai giocare.

Poi c’è la questione del tempo. Una revisione sistematica uscita lo stesso anno su Clinical Rehabilitation, con 31 studi e 2.233 pazienti curati senza intervento, ha misurato quanto spesso l’ernia si riassorbe da sola.

Risultato: 96 % quando il frammento di disco si era staccato del tutto, 70 % nelle estrusioni, 41 % nelle protrusioni. Proprio le ernie più grosse, a sorpresa, sono quelle che regrediscono più spesso.

A fare la differenza è come si muove il corpo che sta intorno al disco.

I segnali per cui si va subito dal medico

Alcuni sintomi con l’allenamento non c’entrano e vanno fatti vedere senza aspettare, anche al pronto soccorso. Nei manuali medici sono sempre gli stessi:

  • sciatica su tutte e due le gambe;
  • debolezza o intorpidimento di entrambe le gambe, forte o in peggioramento;
  • intorpidimento intorno ai genitali o all’ano;
  • difficoltà a urinare, oppure a trattenere urina o feci, quando per te non è normale.

Dal medico si va anche senza urgenza quando il dolore continua a peggiorare, oppure quando dopo qualche settimana non migliora e ti impedisce di fare le cose di tutti i giorni.

E se l’ernia è appena comparsa, con il dolore acuto che scende nella gamba, la priorità è calmarlo insieme a chi ti cura. Il mio lavoro arriva dopo, oppure accanto, quando il medico ha dato il via libera al movimento.

Perché lo swing se la prende proprio con la lombare

Nel golf la rotazione dovrebbe nascere soprattutto dalle anche e dalla parte alta della schiena. La zona lombare è costruita per girare poco: il suo compito è stabilizzare e fare da ponte tra il bacino e il busto.

Quando un’anca è rigida, o un gluteo non spinge come dovrebbe, il movimento non sparisce. Qualcuno lo deve fare lo stesso: di solito tocca alla lombare.

Si chiama compensazione. Nei golfisti che seguo è il meccanismo che vedo più spesso.

Nel backswing la schiena ruota al posto dell’anca; nel downswing si torce per recuperare la potenza che le gambe non danno. E lo fa per diciotto buche, due o tre volte a settimana.

Per spiegarlo uso sempre l’immagine della noce.

Il gheriglio è la tua colonna, con i suoi dischi. Il guscio è la muscolatura che la avvolge e la protegge. Se il guscio è robusto, il gheriglio regge colpi forti; se è sottile, basta poco per incrinarlo.

Con un’ernia il gheriglio ha già una crepa. Per questo il guscio diventa la cosa più importante da costruire.

Stare fermi è il consiglio che costa di più

«Riposati e vediamo come va» sembra il consiglio più prudente di tutti.

Nella fase acuta, per qualche giorno, ha senso. Tirato avanti per settimane fa l’effetto contrario: la muscolatura profonda che sostiene la lombare si indebolisce in fretta; dopo i cinquant’anni, poi, ci mette di più a ricostruirsi.

Quando torni a giocare, il gesto da reggere è lo stesso e il guscio è più sottile di prima.

Me lo raccontano in tanti. Tre settimane di fermo, il dolore sparito. Poi il primo giro e la fitta di nuovo lì, puntuale.

Ne ho scritto più a lungo nell’articolo «Ho provato di tutto e il mal di schiena non passa».

Tre cose da fare già dalla prossima partita

Valgono per chiunque abbia il via libera del medico. Sono semplici: proprio per questo quasi tutti le saltano.

Scalda il corpo prima di provare lo swing. I due o tre colpi di prova a freddo sono l’ultima cosa da fare. Prima serve una decina di minuti di mobilità su anche, spalle, ginocchia e polsi, senza torsioni brusche e senza gli slanci per toccare terra con le mani, che sono lo stretching sbagliato. Il protocollo che do ai miei clienti lo trovi nell’articolo sul riscaldamento di dieci minuti che protegge la schiena.

Muovi il bacino anche in campo. Antiversione e retroversione: lo porti avanti e indietro, piano, come se volessi prima inarcare e poi appiattire la zona lombare. Per me è il pane quotidiano: lo faccio fare anche tra una buca e l’altra quando ci si sente rigidi, perché lubrifica le articolazioni e rende il movimento più fluido.

Tieni l’addome attivo e parti piano. Se lo tieni in leggera contrazione durante il gesto, lavora come una cintura naturale intorno alla schiena. E nelle prime due o tre buche lascia perdere il colpo al massimo: il corpo ha bisogno di entrare in partita un po’ alla volta.

Quello che qui non posso darti è la parte su misura. Quale anca ruota meno, quale gluteo lavora poco, quali esercizi hanno senso con la tua ernia e quali invece la peggiorerebbero: sono cose che si vedono solo guardandoti muovere.

Come lavoro con chi ha un’ernia

Si parte da una valutazione.

Anamnesi, referti, eventuali operazioni. Poi guardo come ti muovi, come appoggi i piedi, dove la rotazione si ferma e quale parte del corpo la sta facendo al posto dell’anca. Se serve un altro professionista, il tuo medico o un podologo, te lo dico e ti ci mando.

Il percorso segue le quattro fasi del Metodo RevivaGolf®: analisi posturale, riequilibrio, rinforzo e, per ultima, benessere e autonomia. Ci alleniamo a casa tua; in campo vengo a vederti giocare, perché è sotto il carico vero della partita che le compensazioni emergono.

Con un’ernia vale ancora di più una regola che ripeto a tutti: l’esercizio si adatta a te. Se un movimento carica troppo il disco, costruisco una variante che puoi fare in sicurezza.

Gli esercizi nuovi li impari con me; solo dopo entrano nella scheda che fai da solo a casa, tra una seduta e l’altra, senza mai lasciar passare più di due o tre giorni.

Curare l’ernia resta compito del medico. Io costruisco il guscio, così la schiena smette di fare il lavoro delle anche.

Un cliente di 62 anni è arrivato da me con due ernie e una protrusione. Col dolore ci conviveva da anni. Ha seguito il percorso con costanza e ha fatto gli esercizi a casa senza saltarli. Dopo un anno il dolore non si è più presentato e il suo drive ha guadagnato venti metri. Oggi si allena da solo e mi chiede un controllo online ogni tanto.

Domande che mi fanno spesso

Devo operarmi per tornare a giocare?

Questa decisione spetta al tuo medico. Ti ricordo solo un dato: nella revisione su oltre duemila pazienti curati senza intervento, a seconda del tipo, dal 41 al 96 % delle ernie si riassorbiva da sola.

Se invece ti sei già operato, l’allenamento serve lo stesso, con più attenzione ancora, perché una schiena operata ha bisogno di un guscio più solido.

Il buggy mi protegge la schiena?

Ti risparmia la fatica della camminata, quindi in certi periodi usarlo va benissimo.

Lo swing però resta identico, a piedi come in buggy: è la rotazione a caricare la lombare.

Ne parlo nell’articolo su che cosa cambia nel corpo quando passi al buggy.

Posso fare da solo gli esercizi che trovo su internet?

Con un’ernia te lo sconsiglio. Lo stesso esercizio, fatto con l’addome spento o con la schiena che ruota al posto dell’anca, da utile diventa dannoso.

Sono i dettagli dell’esecuzione a decidere se un esercizio aiuta o fa danno. Chi si allena da solo, senza basi tecniche, se li perde.

Quanto ci vuole per giocare senza dolore?

Dipende da dove parti. I primi miglioramenti di solito si sentono intorno all’ottava seduta.

Chi parte da una situazione pesante ha bisogno di circa sei mesi per stabilizzarsi; chi ha acciacchi più leggeri, di due o tre. La costanza con la scheda a casa conta più di tutto.

Prima di appendere le mazze al chiodo

La prima valutazione è gratuita e funziona così: guardo come ti muovi e mi racconti la tua storia, referti compresi; poi ti dico con onestà se e come posso aiutarti.

Se vivi in Algarve vengo io da te. Ho base a Portimão e mi muovo in tutta la zona: tu non devi organizzare niente.

Se vivi in Italia o altrove, lavoriamo online con lo stesso metodo che userei a casa tua.

Seguo poche persone alla volta, perché a ognuna voglio dedicare tempo vero. Lasciami i tuoi dati e ti richiamo io entro 24 ore.

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