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Che cosa cambia nel corpo quando a golf passi al buggy

Se il dolore ti sta cambiando il modo di giocare, la prima valutazione con me è gratuita. La trovi in fondo alla pagina: ci sentiamo, mi racconti come stai e ti dico con onestà se posso esserti utile.
In breve. Il buggy toglie sei o sette chilometri di camminata e lascia intatto il carico dello swing, che in un giro si ripete fra le sessanta e le ottanta volte. Negli Stati Uniti il golf cart risulta la prima causa di infortunio agli arti inferiori sopra i sessant’anni.
Nessuno decide di passare al buggy in un giorno preciso. Succede per gradi.
Prima lo prendi quando fa caldo. Poi anche quando il campo è in salita, e poi la domenica, che il sabato hai già giocato.
Finché un giorno ti accorgi che il buggy lo prenoti insieme al tee time, e ti sembra normale.
È una decisione sensata, presa per un motivo sensato: mi fa male, quindi mi tolgo la fatica. Il ragionamento fila. Il conto vero, però, lo presenta il corpo dopo.
Quello che il buggy toglie
Toglie la camminata, ed è tanta. Diciotto buche a piedi sono sei o sette chilometri su terreno mosso, con salite, discese e appoggi mai uguali, e quasi sempre superano i diecimila passi.
Nell’economia di una settimana, per un pensionato in Algarve che gioca due o tre volte, quella camminata è spesso la quota principale di movimento. È lì che le gambe si mantengono e che l’equilibrio si allena senza che tu ci pensi.
Il buggy ti risparmia la fatica e, insieme alla fatica, si porta via il movimento.
Quello che lascia intatto
Lo swing.
In un giro completo il gesto lo ripeti fra le sessanta e le ottanta volte, senza contare i colpi di prova e il putting green prima di partire. Ogni volta è una rotazione potente, caricata e frenata in una frazione di secondo, e chiede al bacino di ruotare, al torace di aprirsi e al centro di reggere mentre tutto il resto gira.
Quella parte non cambia di una virgola quando ti siedi sul mezzo. Il carico che arriva alla schiena resta esattamente quello di prima.
Il conto quindi si legge così. Il carico sulla schiena resta intero, mentre sparisce la camminata che teneva in forma il corpo chiamato a reggerlo.
Il dato che sorprende
C’è uno studio che ha contato gli infortuni agli arti inferiori arrivati al pronto soccorso per cause legate al golf negli Stati Uniti, dal 2013 al 2022: una stima nazionale di 97.492 casi, e il 49% riguarda persone sopra i sessant’anni.
La prima causa è il golf cart, col 40% dei casi. Seguono le cadute e gli scivoloni al 16%. Dal gesto dello swing arriva il 3%.
Due precisazioni, perché un dato usato male vale meno di nessun dato. Sono numeri statunitensi, raccolti nei pronto soccorso, e riguardano solo gambe, ginocchia, caviglie e piedi.
Sulla parte alta del corpo il quadro si ribalta: lì comandano gli infortuni da gesto ripetuto e da sovraccarico, ed è su quelli che agisce il lavoro di cui mi occupo io.
Resta però un fatto: il mezzo che tanti prendono per farsi meno male ha la sua lista di incidenti, e sulle gambe è la più lunga di tutte. Salire e scendere decine di volte, spesso in fretta, spesso su terreno in pendenza, da un sedile senza portiere né appigli.
Perché l’equilibrio diventa la voce che pesa
Dopo i sessantacinque anni entra in gioco un fattore che prima non pesava: la prevenzione delle cadute.
Su questo la Cochrane ha misurato numeri chiari. Nei programmi di esercizio centrati sull’equilibrio le cadute calano di circa il 24%, e in quelli che mettono insieme più componenti di circa il 34%.
Gli studi riguardano anziani che vivono a casa propria, non golfisti: prendi quei numeri come misura di quanto conta allenare l’equilibrio dopo una certa età.
E qui i due discorsi si chiudono l’uno sull’altro. L’equilibrio si allena camminando su terreno irregolare, salendo e scendendo, spostando il peso da una gamba all’altra per sei chilometri.
Cioè facendo esattamente quello che il buggy ti fa risparmiare.
Nessun processo a chi usa il buggy
Voglio essere chiara su questo, perché è un tema su cui è facile fare il moralista.
C’è chi il buggy lo prende perché gli piace, e ha tutto il diritto di farlo. C’è chi ci sale perché ci sale il gruppo con cui gioca, e stare insieme conta più di seimila passi.
E poi ci sono campi che a piedi sono duri per chiunque, e giornate a trentacinque gradi in cui è semplicemente la scelta giusta.
La domanda utile è un’altra: quel buggy l’hai scelto tu, oppure te l’ha imposto la schiena?
Se la risposta è la seconda, il mezzo sta facendo da stampella. E una stampella va benissimo mentre ti rimetti in piedi.
Diventa un problema quando ti ci appoggi per anni, perché intanto la gamba sotto si indebolisce.
Se oggi il buggy ti serve, si può ripartire da qui
Nessuno passa da tre giri in buggy a diciotto buche a piedi in una settimana, e non è nemmeno il caso di provarci. Si lavora per gradi, e tre cose si possono cominciare subito.
Cammina la parte che riesci a fare. Prendi il mezzo sulle salite e sui trasferimenti lunghi, e scendi sulle buche in piano. Anche solo sei buche a piedi su diciotto valgono due chilometri, e il corpo se li riprende a ogni giro.
Allena la forza delle gambe e l’equilibrio fuori dal campo. Sono le due qualità che decidono quanto puoi camminare e quanto rischi di cadere, e rispondono bene all’allenamento a qualunque età. Bastano un appoggio, un cuscino e pochi minuti al giorno.
Scaldati prima di partire. Se il primo swing lo fai a freddo dopo esserti seduto in macchina e poi sul mezzo, il carico se lo prende tutto la schiena. Dieci minuti di mobilità cambiano la prima ora di gioco, e ne parlo per esteso nell’articolo dedicato al riscaldamento.
Come lavoro io su questo
Il fisioterapista, l’osteopata e il massaggiatore lavorano con le mani sul punto che duole, ed è il loro mestiere. È come guardare dentro un monocolo: fuoco perfetto, campo strettissimo.
Io faccio un passo indietro e guardo tutto il corpo col grandangolo, perché il motivo per cui hai smesso di camminare quasi mai si trova dove senti male.
Con Luca, per dire, siamo partiti dai piedi. Aveva un appoggio leggermente piatto e una camminata scorretta, e da lì abbiamo lavorato sulla propriocezione e sugli stabilizzatori di caviglia e ginocchio, costruendo poi un supporto muscolare attorno all’articolazione, senza trascurare la parte alta del corpo.
Sono Erika Zanella, chinesiologa, e alleno golfisti a domicilio in Algarve perché tornino a camminare le loro diciotto buche.
Il lavoro lo fai tu, con il tuo corpo. Io ti do i mezzi e ti guido a usarli, finché non ti servo più.
Luca, 69 anni. Quando ha cominciato aveva forti dolori alle ginocchia e il bacino rigido, e giocava ormai quasi sempre col buggy, perché camminare tutte le buche era diventato troppo faticoso. Dopo dieci mesi di lavoro su forza delle gambe, rotazione del busto e potenza, il suo drive è passato da circa 140 a circa 185 metri. Le sue parole: «Sono riuscito a camminare per tutte le 18 buche senza buggy. Non mi capitava da anni.»
Di quel risultato va molto fiero, e lo racconta lui per primo agli amici del circolo.
Domande che mi fanno spesso
Quindi devo smettere di usare il buggy?
No. Devi poter scegliere. Chi cammina perché gli va bene così, e sale sul mezzo quando serve, sta in una posizione diversa da chi ci sale perché il corpo gli ha tolto l’alternativa. Il mio obiettivo è restituirti la scelta.
Ho una protesi all’anca e l’artrosi al ginocchio. Per me è tardi?
Dipende dal quadro, e va guardato caso per caso. Ti dico solo che fra i miei clienti c’è un signore di 76 anni con una protesi all’anca, arrivato da me con la schiena peggiorata dopo l’operazione e con la fatica a fare il campo a piedi, e dopo sei mesi sta meglio e ha guadagnato dieci metri nel drive. Lo stesso risultato non lo prometto a chiunque, e infatti la prima cosa che facciamo è guardare come stai.
Camminare non mi rovina di più le ginocchia?
Un ginocchio che fa male sotto carico va valutato prima di caricarlo, su questo nessuno sconto. Quello che vedo di solito, però, va nella direzione opposta: stare fermi indebolisce proprio la muscolatura che protegge l’articolazione. Si costruisce prima il supporto muscolare, poi si cammina, e in quest’ordine il ginocchio ne guadagna.
Se cammino mi stanco e nelle ultime buche gioco peggio.
È un’osservazione onesta, e va presa sul serio. Vuol dire che adesso la tua resistenza copre dodici buche invece di diciotto, e la resistenza è una delle cose che rispondono meglio all’allenamento. Il buggy risolve la stanchezza per oggi; il lavoro sulle gambe la sposta più in là per le prossime stagioni.
Se vuoi tornare a camminare le tue diciotto
La prima valutazione è gratuita e serve a capire dove sei: guardo come ti muovi, come appoggi i piedi, dove il movimento si ferma, e ti dico con onestà se e come posso aiutarti.
Se vivi in Algarve vengo io da te. Ho base a Portimão e mi muovo in tutta la zona, e tu non devi organizzare niente.
Se vivi in Italia o altrove, lavoriamo online con lo stesso metodo che userei a casa tua.
Seguo poche persone alla volta, perché a ognuna voglio dedicare tempo vero. Lasciami i tuoi dati e ti richiamo io entro 24 ore.